Da una collina all’altra

L’uscita da Montescaglioso è ovviamente in discesa, e nel giro di pochi chilometri si arriva in pianura. Il panorama è apertissimo, Montescaglioso rimane sempre visibile così come la meta della tappa, Pomarico, e gli altri paesi che incontrerò nei giorni a seguire.

In tutta la giornata non incrocio anima viva e solo una fonte d’acqua, verso la fine del percorso.

Dopo una decina di chilometri si ricomincia a salire dolcemente, e si incrociano un paio di vecchie stazioni della ferrovia Matera / Montalbano Jonico. Poco prima di iniziare la parte più impegnativa della salita passo accanto ad un grande cantiere, che invece scopro essere la costruzione di una nuova tratta ferroviaria che unirà Matera con Ferrandina (secondo il programma dovrebbe essere pronta nel 2027… ma chissà).

Quando l’ascesa si fa seria, cioè più o meno dopo 15 km, l’insidia maggiore non è tanto la pendenza, ma piuttosto il fondo argilloso reso fangoso per le piogge di qualche giorno addietro. Il terreno è dissestato, e in alcuni punti si sono aperti dei “crepacci” nella terra che richiedono un po’ di attenzione per essere attraversati. Nulla di pericoloso, perché la giornata è fortunatamente splendida, ma in caso di pioggia consiglierei di valutare bene se sia opportuno intraprendere questa la tappa perché in alcuni punti ci si potrebbe trovare un po’ in difficoltà.

In questi punti la segnalazione del percorso è assente, anche perché è veramente difficile trovare qualcosa su cui dipingere le frecce: ci si trova in una sorta di “gola” argillosa senza alberi né pali, e il tracciato è intuibile grazie al solco lasciato dal passaggio di qualche mezzo agricolo. Avere con sé il cellulare con le tracce è quasi indispensabile se non si vuole rischiare di sbagliare direzione.

La salita vera finisce prima dell’arrivo in paese, con un tratto finale di 4/5 km che porta all’ingresso di Pomarico con dislivelli non impegnativi.

Pomarico: il centro storico disabitato e la parte nuova

Pomarico ha un centro storico arroccato sul cucuzzolo della collina. Per arrivarci, una volta entrati in paese, occorre spremere ancora per qualche minuto le gambe e inoltrarsi nelle viuzze che si fanno sempre più strette e inaccessibili. Le case più in basso sono in parte ancora abitate, alcune ristrutturate, e raggiungibili ancora con le auto. Man mano che si procede si intuisce subito che nella parte alta non è rimasto più quasi nessun abitante, e lo dimostrano la gran quantità di porte sprangate oppure sfondate, che fanno scorgere interni sventrati e pieni di macerie.

Ciononostante vagabondare per i piccoli vicoletti ha un grande fascino, con panorami stupendi che compaiono quasi all’improvviso. Da lassù, a seconda della direzione in cui si passeggia, si arriva ad affacci a 360 gradi che danno su tutto il territorio circostante compresa la parte nuova del paese, che si allunga più in basso e dove evidentemente vive oggi la maggior parte dei Pomaricani, e che è composta da case e condomini più moderni.

Il pernotto è a casa di Gianni e della sua famiglia, che ci parla della sua attività di distillatore e ci prepara un’ottima e abbondante cena a base di prodotti locali, storie e aneddoti.